martedì 9 giugno 2009

Travi e pagluzze a confronto


“Perché osservi la pagliuzza che è nell’occhio di tuo fratello e non scorgi la trave, che è nell’occhio tuo? E come puoi dire al tuo fratello: «Fratello, permetti che io ti levi la pagliuzza che è nell’occhio», non vedendo la trave che hai nel tuo occhio? Ipocrita! Leva prima la trave dal tuo occhio; ed allora vedrai di togliere la pagliuzza, che è nell’occhio del tuo fratello”.
(Matteo, 7, 1-5)

Franceschini è cattolico? Chissenefrega, anche se non lo fosse non credo che questo passo del vangelo di Matteo sia per lui cosa nuova. Nella conferenza stampa del post disastro elettorale democratico il segretario ha pronunciato le seguenti parole: "Abbiamo raggiunto due obiettivi: la conferma del progetto del Pd e lo stop delle destre". Ma c'è dell'altro: "il governo è minoranza nel paese" e aggiunge "è svanito il mito dell'invincibilità di Berlusconi".
Che il Pdl non abbia sfondato quel muro d'invincibilità siglato dal 40% delle preferenze è vero, si è fermato "solo" al 35,3%, consacrandosi, che piaccia o meno, comunque
il partito italiano di maggioranza assoluta, (l'ipotetico 40% avrebbe significato vero e proprio record da memoria democristiana, rendiamocene conto). Che il Pennivendolo non simpatizzi per piazza del Nazzareno è cosa chiara e arcinota, ma qui ci troviamo proprio a cavallo della pura cecità politica. Come è possibile andare ad attaccare questo presunto insuccesso berlusconiano a monte di un disastro fisso al 26,1% che in altre cifre si traduce nella perdita di ben 4,1 milioni di voti rispetto alle politiche del 2008 e 2,1 milioni rispetto alle europee del 2004. Per non parlare dello scenario post atomico lasciato dalle sinistre europee: me lo vuole spiegare Franceschini che destra pensa di avere fermato? Booh... A Strasburgo, nelle file del Pse, c'è gente che si strappa i capelli e qui in Italia si festeggia per avere fermato la destra.
Per fortuna nel Pd c'è qualcuno che il politico lo sa fare e bene. Grazie a dio, perché un'opposizione forte è la garanzia del funzionamento democratico, peccato che questa non sia né opposizione né forte. Mentre Franceschini cerca le pagliuzze altrui, Bersani, lapidario ha affittato un carro attrezzi per levargli la trave dall'occhio: "Il Pd non è morto. Anzi, visti i risultati, è al mondo. Ma bisogna anche dire che non va bene così". Qui non si tratta di vedere il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, ma rimboccarsi le maniche e capire perché in Italia (le amministrative parlano da sole) e in Europa soprattutto, la ricetta progressista non sembra più andare di moda.
Qualcosa deve essere cambiato e ciò è fuori dubbio. Il Pennivendolo la pensa come Prodi, ci sono pagine che devono essere girate. Volti da sostituire, elettorato frammentato e la concorrenza di tanti moscerini della sinistra radicale: urge un intervento di polso (e il boom di preferenze di Debora Serracchiani non è un caso). Massimo D'Alema, uno dei più critici del Pd, ha dichiarato che rispetterà la tregua, mentre Fioroni gli lancia frecciatine quasi a voler prendere le difese del segretario prima ancora si sia scatenato l'inferno. Bersani dalla sua invece è iperattivo e si muove contattando febbrilmente personaggi come Goffredo Bettini ed Enrico Letta; che nell'aria non ci sia sul serio voglia di cambiare? Ricordo che Veltroni se ne andò dopo un insuccesso di proporzioni ben più contenute, anzi. Franceschini che farà?
Perché l'astensionismo non è scusa buona per tutti. I sondaggi di Renato Mannheimer parlano chiaro: i voti persi dal Pd sono stati andati a qualcun'altro e non sono rimasti nel buio dell'astensionismo.

lunedì 8 giugno 2009

La pagella elettorale del Pennivendolo


Alla luce dello spoglio delle urne elettorali urgono tre considerazioni portanti. Il Pdl ha vinto ma non come si aspettava, il Pd è alla frutta, la sinistra moderata europea incarnata nel Pse è praticamente alla deriva. Sono tre osservazioni oggettive, non faziose, che devono fare riflettere sulla tendenza continentale d'abbandono delle tesi neo-labour di matrice blairiana o relativiste zapateriane, a scapito della crescita dei partiti del "mal di pancia", quei partiti che rispondono alla base elettorale con lo stesso linguaggio, portando la discussione politica al livello del cittadino e non viceversa: mi riferisco in particolare all'Italia dei valori di Di Pietro e alla corazzata della Lega Nord. Ma andiamo con ordine. Dicevamo che il Pdl si è dovuto "accontentare" di un 35% contro lo sfondamento del muro del 40% che si predicava prima della chiamata alle urne. Ignazio La Russa un'idea se l'è fatta (e purtroppo non si taglierà il pizzetto come promesso), ovvero probabilmente il cavaliere ha sbagliato a spingere così tannto la Lega Nord con le recenti promesse del governatorato del Veneto e l'appoggio per Podestà alla provincia di Milano. Altri sostengono che l'onda lunga del caso Noemi non si sia ancora esaurita e che un ulteriore calo di consenso arriverà più avanti. Veline, tettine e chiappette a parte, il Pennivendolo sostiene che il complice della calata di consenso è stato l'astensionismo: in Italia hanno votato 66,5% contro il 73,1% del 2004, segno che la coscienza d'appartenenza continentale non è porprio forte tra noi italiani.
Vuoi la morsa dell'astensionismo, che si sa penalizza i grandi partiti a scpito di quelli degli incazzati cronici (Di Pietro e Bossi li avete mai visti felici una volta?), unito all'annunciata mancanza di leadership franceschiniana, il Pd invece è franato rovinosmante sotto il fantomatico muro del 28%, ipotetica garanzia della sopravvivenza del partito. 26,13% è proprio un brutto numero per Franceschini & co. che già ieri, a urne ancora chiuse, già erano riuniti per decidere le linee per il futuro del Pd. C'è un elemento che deve fare riflettere: sebbene la campagna elettorale sia stata disastrosa dal punto di vista politico, tanto che Napolitano non ha mancato di farlo notare più di una volta, il Pd un programma dettagliato per le europee lo ha redatto. E questo deve proprio far infuriare l'elettorato democratico. Perché? Ma è chiaro. Scusate, il Pdl non ha nemmeno stilato un programma dettagliato se non riproponendo l'adesione al Ppe, mentre il Pd si è preso la briga di lavorare a un progetto (più o meno condivisibile, ma non è questo il punto) per poi nasconderlo accuratamente nel cassetto e fare campagna elettorale sulle tette delle amichette del premier. E' una verità che non mi spiego, ma anziché allontanrsi dal gossip che si mangia la politica, Franceschini ci ha sguazzato dentro alla grande. A parere del Pennivendolo questo è stato un enorme errore politico. Per scoprire che il Pd aveva un programma proprio sono dovuto andare a cercare sul sito e frugare nei suoi meandri telematici, come se si vergognassero di questo lodevole strumento politico.
Quello del Pd non è un caso sporadico: le grandi sinistre europee sono letteralmente a pezzi. Dopo che Zapatero ha nscosto alla non più cattolicissima Spagna la crisi economica e la stessa non più cattolicissima Spagna ha scoperto che il tasso disoccupazione è schizzato al 18%, insomma ai non più cattolicissimi spagnoli sono girati i maroni. Ma cambiamo aria: nella plumbea City, Gordon Brown, se non farà le valigie da solo, presto gliele faranno fare. Mentre la nave britannica affonda, il comandante laburista (Brown) si è incatenato al timone pensando di essere ancora ai tempi della battaglia di Traflgar, mentre tutti i suoi ministri, come topi, abbandonano il vascello, lui crolla nella pancia del mare. Mah, onore a Brown che poi colpe non ne ha più di tante. Questo significa però l'avanzata in Gran Bretagna di un vero e prorpio partito neofascista e la riconsegna futura dello scettro del consenso ai Tories. Ma non è finita, sarebbe troppo bello. Sono giorni che si parla dell'Olanda di Wilders, simbolo di una destra xenofoba e anti islamica (Wilders ha definito il Corano come il Mein Kampf) che si è affermato come seconda forza politica dopo che nel paese delle canne libere e delle prostitute in vetrina sono arrivati i muezzin a coprire il rumore delle birrerie e degli zoccoli di legno. Chi è causa del suo mal pianga se stesso. Avete creato un'apartahid culturale frutto di un'immigrazione indiscriminata? Adesso cuccatevi l'ossigenato Wilders. Chissà la faccia di Martin Schultz, segretario del Pse...

Tanto per farvi un'idea: a seguire c'è il link del sito del Ministero dell'Interno dove potete attingere a qualsiasi dato elettorale
http://elezioni.interno.it/

venerdì 5 giugno 2009

Ma la fama internazionale non è cosa nuova

Le Figaro ha scritto di Caravaggio lo scorso 28 maggio(vedi post precedente), ma se la memoria non tradisce, la nostra cittadella è stata ancora più ombelico del mondo quando nell'aprile del 2008 El Pais ed El Mundo gettarono del fango sulla nomea del nostro comune definendoci "la città più xenofoba d'Italia". Nel mezzo della bufera mediatica che si catenò intorno al caso, il sindaco Giuseppe Prevedini rilasciò un'intervista a Giuseppe Cruciani su Radio24 dentro il programma radiofonico La Zanzara. Qui sotto la possibilità di riascoltare il sindaco di Carvaggio ai microfoni di Radio24, l'intervento è al minuto 49 della trasmissione. Occorre seguire il link al sito di Radio24, premere ascolta e infine spostarsi sul minuto 49 della trasmissione.
http://www.radio24.ilsole24ore.com/main.php?articolo=casta-caravaggio-xenofobia-08-04-2008.xml

Siamo l'ombelico del mondo


Siamo solamente 15mila, o forse nemmeno, siamo famosi per aver dato i natali al maestro Michelangelo Merisi detto il Caravaggio (o forse nemmeno quello), abbiamo un gran bel santuario mariano e adesso siamo sulle pagine de Le Figaro. Non importa se la festa del paese cade in una data talmente sfigata che nessuno la festeggia (il 9 agosto sono tutti al mare e dei Santi Fermo e Rustico ci si dimentica al volo), Caravaggio è come l'ombelico del mondo. Già ma non di un mondo globale, bensì di un mondo a tinte verde smeraldo che si riflette nel sole delle alpi. Insomma merito dell'amministrazione leghista caravaggina che sorprende i transalpini al punto da spingerli a mandare nel comune della bassa bergamsca un inviato speciale per raccontare cosa significhi essere amministrati dalla Lega Nord. Il senatore Ettore Pirovano prima, Giuseppe Prevedini poi, questa la dinastia leghista a Caravaggio, a poche ore dalle elezioni provinciali ed europee, ecco il bilancio redatto dal prestigioso quotidiano francese.

Pennivendolo si, ma non bugiardo: seguite il link qui sotto e buona lettura

http://www.lefigaro.fr/international/2009/05/28/01003-20090528ARTFIG00366-la-ligue-du-nord-deploie-sa-politique-securitaire-.php

Per i meno abili con il francese, qui sotto pubblico una traduzione molto ruspante redatta di mio pugno:

LA LEGA NORD SCHIERA LA SUA POLITICA DI SICUREZZA
Dall'inviato speciale a Caravaggio, R.H.

Telecamere di videosorveglianza, ronde cittadine, l'ordine di bloccare i matrimoni di comodo tra extracomunitari ... La piccola cittadina della provincia di Bergamo che ha dato il suo nome al famoso pittore, non sembra lesinare su come andare a caccia di ospiti "indesiderati".

"Cercano di farci passare per dei razzisti, quando invece noi facciamo solo applicare la legge. Ridiamoci sopra piuttosto". "Non siamo intimiditi dalla confusione dei media", Ettore Pirovano sostiene che ogni immigrato ha il dovere di parlare l'italiano, se si vuole integrare nella comunità di Caravaggio.

Il Vice Sindaco, senatore della Lega Nord e candidato alla carica di presidente della Provincia di Bergamo, uomo affabile e di buona dimistichezza con la lingua francese, si difende dall'accusa di cercare di escludere gli immigrati: "Noi gli diamo l'opportunità di seguire gli stessi corsi di aiuto domestico in dialetto in modo che possano capire i nostri anziani, ad esempio".

L'uomo che ha scaturito il dilemma si chiama Abdelrahman Rafat. Questo 43 enne egiziano, sposato con un'italiana e residente da tempo in città, aveva chiesto la cittadinanza italiana. Tuttavia, davanti al sindaco non è stato in grado di pronunciare il rituale di giuramento di fedeltà alla Repubblica. "Egli ha stravolto il testo che gli ho presentato, prima che mi dicesse che non parlava altro che l'arabo. Ho dovuto rimandarlo a casa. Come può pretendere di integrarsi se non sa l'italiano? "Dice il sindaco di Caravaggio, Giuseppe Prevedini.

In campagna elettorale, il suo gesto è apprezzato dai caravaggini. "Non vogliamo che gli stranieri che non capiscono le nostre tradizioni e il nostro stile di vita", dice un pensionato locale con un forte accento, ai tavolini del Café cacciatori.

Voti record

In questa pittoresca cittadina di 16 000 persone che ha dato il suo nome al pittore Michelangelo Merisi, meglio noto come Caravaggio, l'integrazione linguistica ha una rilevanza fondamentale. In Senato a Roma, la Lega ha sostenuto l'insegnamento dei dialetti nelle scuole come base per l'identità regionale basata su una Carta europea del 1992, affermando il diritto inalienabile dei popoli di parlare la loro lingua.

Silvio Berlusconi è rassicurante: il multiculturalismo non minaccerà Caravaggio. Gli immigrati rappresentano appena il 6,5% della popolazione. Nel vicino comune di Treviglio invece hanno raggiunto il 20%: "E' un comune di sinistra. Lì si accetta chiunque ", spiega Giuseppe Prevedini. Il sindaco ha avuto l'ordine di bloccare la proliferazione di matrimoni misti di comodo. I rom non possono rimanere per più di 24 ore nel territorio, mentre per quanto riguarda le prostitute, sono bandite dai marciapiede.

Per attuare questa politica di sicurezza, il Consiglio comunale ha investito parecchio. Molteplici sono state le telecamere installate: 85 di cui 12 a infrarossi e di video sorveglianza ". Le pattuglie di cittadini per la sicurezza sono state create senza l'approvazione del Parlamento: "La sicurezza è una questione culturale per il consiglio comunale", ha detto. Le associazioni locali - come i carabineri in pensione o la protezione civile e - pattugliano le strade con il telefono cellulare e il fischietto in mano".

Gli elettori apprezzano. A ogni elezione, il tasso di partecipazione ha raggiunto 89 al 90%. E in tre legislature, la Lega Nord ha aumentato il suo elettorato dal 43 al 64%. Forza Italia, prima della sua fusione con Alleanza Nazionale di Gianfranco Fini, oggi presidente della Camera dei Deputati, ha ricevuto solo il 12%.

Surplus di cassa

Giuseppe Prevedini spiega questo risultato con il fatto che la Lega "è in ascolto per i cittadini." Si cita anche la sua buona gestione, uno dei principali argomenti che spiegano il successo del suo partito in tutta l'Italia settentrionale. Nel comune le tasse di proprietà non superano il 3,7% - uno dei più bassi in Italia. E la tesoreria ha generato lo scorso anno un surplus di cassa di 1,53 euro ... con un budget di 23 milioni di euro: "Questa è la prova che sappiamo controllare le entrate e le spese su base giornaliera".

La città porta i segni di questa gestione. Le strade sono pulite, il pavimento rifatto da zero. Un bel viale alberato porta alla Basilica di Santa Maria del Fonte, imponente santuario mariano del tardo gotico lombardo attirare due milioni e mezzo di turisti l'anno. E vicino al municipio ospitato in un bellissimo palazzo del XIX, una stanza è munita di un museo dedicato a Caravaggio, il bambino prodigio del paese. Le tre scene della vita di San Matteo, decorazione della chiesa di San Luigi dei francesi a Roma sarà "clonato" da una riproduzione in video-stampa.

Il 7 giugno, il sindaco si aspetta che gli elettori confermino la forza della Lega in provincia: "Noi siamo onorati di aver ridato ai nostri cittadini la loro dignità (traduzione non precisa)".

lunedì 25 maggio 2009

Mezzi di distrazione di massa


Il premier dovrà rispondere alle 10 domande di D'avanzo riguardo la questione di Noemi Letizia. Il mondo politico vuole la verità! "Che venga in parlamento!". Di Pietro minaccia una mozione di sfiducia verso Berlusconi, altri chiosano il ritrito "Si dimetta!". Fantapolitica. Mentre l'opinioone pubblica viene pilotata dietro alle belle gambe della sedicente diciottenne napoletana, qualcuno ha ancora la benché minima idea di cosa stia facendo l'esecutivo? Una domanda scomoda, ma calzante a pennello per coloro che sostengono la tesi dei complotti. Nel mezzo di questa bufera tutta italiana, si sta perdendo di mira l'elemento fondante della democrazia: il vero diritto di informazione. Magari ai più interessa sapere chi va a letto con chi, o chi ha palpottato chi, ma a qualcun'altro, come il vostro Pennivendolo, interesserebbe andare a fondo di ben altre situazioni.

Appurato che sul caso Mills più nessuno ha trovato nulla di nuovo e interessante da dire si è ritornati alla festa napoletana e alle abitudini sessual-maniache del premier. Se questa non è una mossa di disinformazione di massa, allora che cos'è?

Ma lo sapevate che si sta valutando la riduzione del numero dei parlamentari? Magari sì, magari no. Ma lo sapevate che il Ministero dell'economia sta valutando la tanto agognata riforma delle pensioni? Magari sì, magari no. Ma lo sapevate cosa significherebbe in termini occupazionali la scalata di Fiat a Opel? Magari sì, magari no. Insomma, se qualcuno sa rispondere a queste domande, allora ritiro la provocazione, ma siccome sostengo che siano di più coloro che conoscono la taglia di reggiseno di Noemi Letizia, piuttosto che quel che sarà del proprio posto di lavoro o delle prospettive lavorative dei figli, allora è il caso di riportare l'attenzione sotto il corretto occhio di bue. Dimenticavo: L'Aquila è già stata ricostruita o ce ne siamo bellamente dimenticati?

Che la minigonna sia allettante, soprattutto se si tratta di quella di Noemi Letizia, attenzione a non cadere in fallo (perdonate il gioco di parole, ma non ho resistito): la minigonna deve attrarre ma non distrarre.

mercoledì 20 maggio 2009

Torino 3: L'indignato speciale


Mentre al Lingotto va in scena la kermesse internazionale di quesi fascicoli di carta stampata racchiusi tra due copertine, il cui nome non ricordo, in piazza Carlo Alberto Mediaset festeggia il traguardo del digitale terrestre in Piemonte. Amici e Grandi Fratelli hanno esibito tette, culi e cosce danzanti. I due volti dell'Italia, l'intellettuale e la magnacciona racchiusi nella stessa città. Sopra l'idilio fraterno del radical chic al Lingotto e il tamarro di periferia in centro ci spruzziamo una spolveratina di studenti incazzati e bellicosi, una rissa tra metalmeccanici e infine il corteo dei nostri amici diversamente eterosessuali. Torino è il nuovo ombelico del mondo. Avanti Savoia!

Torino 2: L'amore, l'angoscia, la guerra e la famiglia viste con gli occhi dell'Altro


Piace proprio a tutti, anche a quelli che un suo libro non l'hanno mai letto. Le due casalinghe di Voghera sedute in spasmodica attesa del suo arrivo nella sala dei "500" commentano "che uomini così non ce ne sono più", dispiace per i loro mariti. David Grossman ha conquistato i cuori dei visitatori della Fiera del libro a prescindere dal fatto che siano o meno suoi lettori. Argume e dolcezza, un pugno al cuore sferrato con un sorriso, questo è Grossman. E' passato un anno dalla pubblicazione italiana del suo ultimo romanzo A un cerbiatto somiglia il mio amore edito da Mondadori e i tempi sono maturi per tirare le somme: "A un anno di distanza ho raccolto reazioni, informazioni e commenti su questo libro - spiega lo scrittore israeliano -; sono rimasto sorpreso come il pubblico italiano si sia esposto emotivamente alla stratificazione di temi di cui il romanzo è permeato. Temi che per altro ritenevo prettamente legati alla realtà israeliana e che invece sono stati accolti come interrogativi universali". Il rapporto uomo donna, madre e figlio, la guerra, la diffidenza verso il diverso e la tragedia arabo israeliana. Scorrendo le pagine del romanzo ce n'è per tutti i piani di lettura: Orah, la protagonista, rapirebbe il cuore di qualsasi madre, così come Ofer incarnerebbe l'ambizione di ogni figlio e Avram il tormento dell'innamorato. Forse è proprio l'alchimia di sincerità dei personaggi il segreto del successo di Grossman. "Quando scrivo i personaggi che creo sono sinceri perché io entro in vera intimità con loro - continua Grossman -; poi il libro esce e, a distanza di tempo, mi accorgo attraverso i lettori che si svelano sottigliezze e sfaccettature delle quali ero inconsapevole. Se durante la stesura c'è l'intimità con il personaggio, è solo il lettore che in un secondo tempo mi rivela veramente ciò che ho creato". Una tesi che è anche la chiave di lettura del libro. "Sei tu che mi stai rivelando qualcosa che avrei dovuto sapere" dice Avram a Orah nel flashback iniziale del racconto. A un cerbiatto somiglia il mio amore è un romanzo di viaggio, dove il tema dell'homo viator è strumento per fuggire da una possibile cattiva notizia. Ofer, il figlio di Orah, è al fronte impegnato in una delicata operazione militare, così la madre fugge per tutto il periodo di ferma del figlio dalla possibilità di ricevere la notizia della sua morte. "In Isreale c'è un cerimoniale particolare per comunicare la morte di un soldato al fronte. Una volta accertata la notizia, gli impiegati dell'esercito si impegnano a raggiungere le famiglie a qualsiasi ora del giorno e della notte - spiega Grossman -, così Orah crede, con un pizzico di magia e misticismo, che se non si presenterà a ricevere la notizia, allora non può suceedere nulla di male a Ofer". E Grossman lo sa bene cosa vuol dire ricevere la notizia della perdita di un caro in guerra: nel 2006 durante l'invasione del Libano, lo scrittore israeliano ha perso il suo secondogenito Uri di 21 anni, proprio mentre completava la stesura di A un cerbiatto somiglia il mio amore.
La fuga di Orah non è fine a se stessa; per esorcizzare il presagio della morte imminente del figlio, Orah ricorre a un escamotage: ne ripercorre tutta la vita passo per passo: "Questo libro è pieno di dettagli di vita quotidiana, di elementi su cui si costituisce l'entità di una famiglia, di come si mette al mondo un essere umano e degli sforzi, delle ansie necessarie per crescere un figlio - continua lo scrittore israeliano - Sapendo che il figlio è al fronte Orah lo vuole proteggere, ma come ? Raccontando la storia di Ofer. I genitori fanno di tutto per i propri figli, tutto ciò che si reputa indispensabile e si insinua continuamente il pensiero che tutto ciò che si fa lo sia fa per il loro bene. Così si ha la consapevolezza che a loro non può succedere nulla. Quando lo schermo protettivo di Ofer cade, a Orah non rimane che raccontare la sua storia per continuare a proteggere il ragzazzo".
Scorrendo la produzione letteraria di Grossman colpisce la maniacale precisione con cui lo scrittore affronta il tema della delineazione dei propri personaggi. Un'ossessione quasi, quella che sente il romanziere per la fisicità dei protagonisti, come un atto di volontà per avere la consapevolezza della loro possibile realtà: "Il corpo capisce e io posso capire con il corpo - continua l'autore israeliano -. Io scrivo in maniera fisica e sono chiamato a scoprire come si sta dentro alla pelle del mio personaggio, a capire come è fatto. Per questo devo sempre trovare qualcuno a cui il personaggio assomigli in carne e ossa per riuscire a immedesimarmi in lui. Quando scrissi Qualcuno con cui correre ricordo che ebbi difficoltà a trovare un volto per Tamara, la protagonista. Mi trovavo al centro commerciale e vidi una ragazza che mi trasmetteva tanta dolcezza quanto determinatezza, proprio come doveva essere Tamara. La guardai e, prima che si rompesse l'incanto, me ne andai dal negozio. Avevo un volto per Tamara".
L'arte della scrittura, che sia di Grossman o meno, ci deve quindi portare a confrontarci con l'Altro, entrando nella testa e nel cuore di chi ci sta davanti riconoscendone pregi e difetti: "Spesso rinunciamo a fare esperienza dell'altro per paura di immischiarci col disordine e il caos che potremmo trovare dentro di loro - siega Grossman -. Se da scrittore ponessi fine al pensiero die miei altri creati nei libri, allora scopreirei quanto poco so del mondo che mi circonda. Noi usiamo parole, ma non tutte queste sono intese dagli altri per quello che valgono ed è per questo che la scrittura ha valore, perché mi svela la realtà attraverso gli occhi degli altri".
Ascoltare David Grossman significa anche confrontarsi direttamente con la questione palestinese in maniera non convenzionale, lontano dai luoghi comuni del pacifismo di bandiera, ma toccando con mano il nodo cruciale della tragedia umana che si consuma da troppo tempo: "Uno per Israele e uno palestinese, sarebbe questa la sola e unica soluzione secondo la mia modesta idea - conclude Grossman -. Dua Stati separati da normali confini e non mura. Il nostro nuovo premier Benjamin Netanyahu sa che questa è l'unica via d'uscita dal conflitto se non si vuole finire con l'applicazione di un'apartheid causata dalla realtà di uno Stato binazionale. Barak Obama ha fatto respirare un'aria nuova in questo senso, parlando un linguaggio nuovo lontano dalla xenofobia, comunicando con empatia e solidarietà con entrambi i popoli. Domani (domenica 17 maggio ndr) Obama e Netanyahu si incontreranno e spero che il presidente americano imponga la soluzione dei due Stati perché sono certo che anche Netanyahu la voglia, solo che ha bisogno che qualcuno lo spinga. Altrimenti dovremo rassegnarci a sprofondare nell'ennesimo ciclo di violenza e sangue". E questo non lo vorremmo nemmeno noi.